Basta torture a chi sta morendo

Da L’Espresso:

“Io penso che sia necessaria una nuova definizione del termine “eutanasia”. Non c’è una vera differenza tra “lasciar morire” (interrompendo l’accanimento terapeutico), “aiutare a morire” (sedando il male e il dolore con dosi sempre più elevate di oppiacei) e “provocare il morire” (somministrando un farmaco o un’iniezione letali). Tutti e tre questi percorsi sfociano, infatti, nella morte. Chiesta o cercata; solo perché la sofferenza ha toccato limiti insopportabili, che sviliscono ogni dignità umana.

E’ un diritto dell’uomo chiedere la morte, se è stato colpito da una malattia inguaribile e irreversibile? La risposta non può essere che affermativa, perché la vita è un diritto, e non un dovere.

Scegliere la morte per evitare sofferenze intollerabili fa parte dei diritti inalienabili della persona, e non si può affermare che la vita è un bene “non disponibile” da parte dell’individuo senza negare il concetto stesso di libertà, sottoponendolo a categorie morali che non possono che essere collettive, e che quindi, di fatto, cancellano l’individuo e negano la sua libera autodeterminazione.

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