Testamento Biologico

Il farmaco di sintesi, unito alla chirurgia altamente specializzata, hanno modificato la naturale data biologica della morte ne consegue la difficoltà nello stabilire, da parte del medico o del chirurgo, quando fermarsi.
Come dire al paziente che non è più possibile intervenire?
Come il medico o chirurgo, possono stabilire quando il loro intervento si trasforma in accanimento terapeutico?
Questo ritengo sia il nodo scabroso da sciogliere per non dover ricorrere all’eutanasia o al testamento biologico.

E’ fondamentale, e  mai da dimenticare che il padrone della propria vita è la persona stessa. (art.32 della nostra invidiata costituzione)

Affidarsi al medico per curarsi non vuol dire affidarsi a dio. Questo è l’errore che noi pazienti facciamo.

Quando dimentichiamo queste basilari leggi e commettiamo questo errore, inevitabilmente noi diventiamo un caso ed il medico il proprietario della nostra vita in toto.

Allora induciamo inconsapevolmente a redigere  un testamento biologico quale quello proposto dallo Stato-(VATICANO) che si accanisce a possesedere il corpo e l’anima dei sudditi-inebetiti.

Se non ci riappropriamo della nostra volontà e deterninata padronanza della vita ed anche della morte, daremo ragione ai potenti che diventano tanto più potenti quanto più inebetiti e fifoni di morire diventiamo noi.

Il dolore fisico non è una malattia, ma un sintomo da interpretare correttamente, sia sotto il profilo fisico che quello psichico. Se inibiamo con un antidolorifico il sintomo del dolore è come diventare sordie ciechi.

Sin da neonati i febbroni vanno osservati per capire cosa stà succedendo in quel corpicino.  (magari ha accumulato troppe energie per accesso di attenzioni ed il febbrone serve a dissiparle). Abbassare la febbre non significa farlo guarire al contrario si impedisce il ripristino armonico del flusso energetico vitale che porterebbe all’autoguarigione. (ma fare nottate accanto al piccolo costa fatica e l’indomani chi va a lavorare?)

Con passare del tempo impasticcandoci per non soffrire o non morire, diventiamo corazzati, ma solo nelle nostre nergie spichiche, al punto tale che lo spirito vitale non riesce a liberarsi dal corpo, quando dovrebbe essere giunta l’ora di liberarsene.

Tanto più ricorriamo alla chimica, maggiore sarà la sofferenza alla quale dovremo sottoposrci prima di tirare l’ultimo respiro, allora ricorriamo alla morfina, ma non moriamo perché lo spirito vitale non può ancora una volta liberarsi dal corpo…… allora cosa rimane?

L’eutanasia…… ma chi si assumerà la responsabilitè di porre fine alla nostra esistenza? Nessuno, tanto meno noi che da bravi fifoni siamo ricorsi a tutto e tutti pur di sfuggire alla sofferenza che è distillatrice del corpo e della psiche. Nasciamo per prendere coscienza di noi stessi ma non siamo ancora pronti ad assumerci la reponsabilità della nostra vita e…….. della nostra morte.

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