Per la vita o per la morte?

Alcuni giorni fa ho avuto una “discussione” con alcuni conoscenti.

Come spesso di questi tempi, tutto è cominciato con un accenno al caso Englaro.

Sono rimasto profondamente sconcertato e, soprattutto, deluso per alcune affermazioni che riassumo:

1)      Si sono finalmente visti quelli che sono “per la vita” e sono stati smascherati quelli “per la morte”

2)      Li conosciamo dai frutti: quelli che salvano e quelli che uccidono le persone

3)      Chi non crede non ha morale

4)      Come per la circolazione stradale, lo stato (la maggioranza) ha il diritto e il dovere di imporre leggi e comportamenti

5)      Il problema di quelli che muoiono di fame è tutta un’altra cosa…

6)      Ecc., ecc.

Non controbatto neanche…

Sono stato però colpito e amaramente deluso soprattutto dal fatto che questi argomenti siano stati espressi da persone che ritenevo “ragionevoli” e disposte ad ascoltare le ragioni avverse.

Ho avuto la chiara sensazione che alcuni slogan siano passati e abbiano “convinto” un gran numero di persone e che tutti gli sforzi che sto (stiamo) facendo per offrire argomentazioni diverse siano vani: basta uno slogan semplicista e ingannevole come “per la vita o per la morte” a vanificare tutto!

Voglio solo riferirmi al punto 5: è assolutamente vero; infatti c’è una bella differenza tra chi è “più morto che vivo”, senza attività intellettiva, senza ragionevoli speranze di recupero, soprattutto, vorrebbe essere “lasciato andare”…rispetto a chi, in buona salute, vorrebbe vivere in ogni modo….!

Per “testare” certi principi e richiamare alla coerenza non sarebbe il caso che quelli che proprio non ce la fanno a trovare un minimo per mangiare, disoccupati senza speranze per il futuro, extracomunitari, ecc. si organizzassero e facessero dei sit in e manifestazioni pacifiche davanti a chiese, Vaticano, Parlamento, ecc. con slogan del tipo: “se la vita va difesa ad ogni costo, difendetela prima per chi la vuole…”, “ci bastano i soldi di un anello vescovile…”, ecc.?

Ricordando il film “Il coraggio” nel quale “Il commendator Aristide Paolini salva Gennaro Vaccariello da un tentativo di suicidio nelle acque del Tevere. L’uomo è un poveraccio e il suicidio era l’unica via di fuga. Il giorno dopo l’eroico gesto, Gennaro, i sei figli e il resto della famiglia si presentano a casa del commendatore chiedendo di essere mantenuti. Dopo un primo momento di sconforto, l’uomo si trova costretto ad accettare non sapendo ancora di andare incontro alla sua fortuna. Aristide e Gennaro, infatti, risolleveranno la difficile situazione finanziaria dell’azienda e diventeranno non solo soci in affari, ma addirittura con suoceri” da Dvd.it.

L’importante sarebbe un minimo di organizzazione perché se lo facessero solo alcuni rischierebbero addirittura l’arresto, mentre in molti si potrebbe costringere la popolazione a riflettere e a maggiore e reale solidarietà….

Che ne dite?

*****

Approfitto per scusarmi per il fatto che, a causa di troppi impegni, non sono più in grado di seguire regolarmente i dibattiti e di rispondere…

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