Eroismo e omicidio

Abbiamo seguito per anni l’aggravarsi della malattia di papa Wojtyla. Molti considerarono eroico il suo comportamento.

Certamente Giovanni Paolo II ha sofferto molto, ma quanti milioni di persone hanno malattie simili o peggiori con sofferenze fisiche e psichiche ben più gravi!. Inoltre, il peggio nella sofferenza è costituito dall’impossibilità ad avere le cure che altri si possono permettere, dall’abbandono, dalla solitudine, dal vedere i propri cari dover fare grossi sacrifici per l’assistenza, ecc. Facile essere un “malato esemplare” con le migliori cure anche per alleviare il dolore e folle attente e pronte ad esaudire ogni nostro cenno…

Chi non lo ha provato non può immaginare cosa significhi sentirsi assolutamente soli tra dolori insopportabili con il timore di impazzire… Siamo anche “animali di branco”, ci aiuta moltissimo persino una semplice pacca sulla spalla, o il saperci in buone mani.

Oltre alle sofferenze fisiche, ogni giorno milioni di persone devono affrontare problemi enormi: basti pensare a quante famiglie nel mondo non hanno cosa dar da mangiare ai propri figli e neanche le medicine più semplici… Quale sofferenza morale!

Per questo mi sembra esagerata e persino offensiva l’idea di “martire della sofferenza” che si attribuisce a Giovanni Paolo II. E non sarebbe stato giusto aspettarsi spesso delle frasi che facessero capire che non si doveva ammirarlo così tanto, più dei tanti che soffrivano più di lui, ad es.: “soffro, ma quanti soffrono come e più di me? A loro va il mio pensiero…, pensate a loro, aiutateli…..”

Ma quello che soprattutto ci interessa sottolineare è l’ammirazione e l’idealizzazione della famosa frase “lasciatemi andare al Padre…” come culmine di una vita eroica. Oggi sappiamo che quella frase non fu solo un “pio desiderio” senza conseguenze, ma una precisa scelta di fine vita maturata e vissuta negli ultimi tempi, forse da anni: un rifiuto della alimentazione che gli avrebbe permesso di vivere ancora per un tempo imprecisato. (L`eutanasia di Wojtyla e il silenzio della Chiesa)

Non ricorderemmo questo fatto se in questi giorni, proprio dai “credenti” non si proclamasse a gran voce che l’alimentazione, anche se fatta con nutrienti di produzione farmaceutica, sotto prescrizione medica e introdotti con cannule o altro del genere, non si deve considerare accanimento terapeutico; non costituisce una cura medica; non può essere oggetto di testamento biologico e che la sospensione i tale alimentazione costituisce omicidio. La logica dovrebbe farci concludere che il papa si è suicidato o si è fatto suicidare.

Se si considera eutanasia la sospensione dell’alimentazione per una “persona” totalmente incapace di intendere e di volere ridotta allo stato vegetativo, non dovrebbe esserlo molto di più in relazione ad un soggetto pienamente cosciente?

Eppure il gesto di papa Wojtyla viene osannato come eroico mentre per Eulana si parla di “mostri” e di “omicidio”.

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