Quel rispetto del medico per il paziente

Da BioEtica:

IL SIGNOR Formigoni, nella sua intervista a Repubblica, afferma: «La gente sa che Eluana morirà con una lunghissima e dolorosissima agonia? Morirà di fame e di sete, con dolori, crampi muscolari, generalizzati e dolorosi, le mucose si seccheranno e ci saranno ulcere, il corpo subirà crisi convulsive generalizzate». Queste affermazioni sono assurde e rivoltanti. Quale medico potrebbe tollerare che un suo paziente morisse in simili condizioni? Nelle cure palliative è nostro compito accompagnare i malati nel loro ultimo cammino col più grande rispetto per la loro volontà. Non è nostro compito sindacare sulle decisioni dei malati, che spettano solo a loro o a chi è autorizzato a farle in loro vece (in Germania, la nomina di un amministratore di sostegno è già stata effettuata da milioni di persone, assieme al testamento biologico). Certamente Formigoni è digiuno delle più elementari nozioni di medicina palliativa. Dal punto di vista neurologico parlare di fame e di sete è un controsenso: le parti del cervello necessarie a creare la sensazione soggettiva di fame e sete non funzionano più. La morte di questi malati, poi, è una delle più pacifiche possibili.

Seguito

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