Intervista a Stefano Rodotà: «Il Pdl fomenta l’illegalità, diritti della persona da rispettare»

Da Associazione Luca Coscioni:

Stefano Rodotà, presidente della Commissione scientifica dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue, cosa pensa di questo epilogo della vicenda di Eluana Englaro?
Per fortuna siamo all’epilogo, ma ci arriviamo nel modo peggiore, senza rispetto per le persone, che nel caso specifico sono Eluana e suo padre.

Si usano termini come “assassinio”, ma soprattutto siamo di fronte a un conflitto che rischia di travolgere l’idea stessa di legalità. Oggi Buttiglione ha addirittura chiesto una riunione urgente del consiglio dei ministri perché si ricorra ad un decreto legge sul testamento biologico per impedire l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato. Perfino il ministro Sacconi dice di riservarsi non si sa che cosa. Il conflitto è evidente perché sulla materia si sono pronunciati oltre a molti giudici di merito, tutte le massime autorità giurisdizionali di questo paese: la Corte Costituzionale, la Cassazione, il Tar della Lombardia. Malgrado questa limpidezza legale c’è un rifiuto della legalità, quella costituzionale e sui diritti delle persone. Che poi si ritrova in molti altri settori.

Un altro tassello nella costruzione della cultura dell’illegalità?
Non credo di andare fuori dal seminato dicendo che questo rifiuto della legalità, per esempio, è visibilissimo a proposito del ddl sull’immigrazione in discussione al Senato, laddove si negano i diritti fondamentali delle persone, dalla salute al diritto di contrarre matrimonio. Credo che siamo a una svolta, in questo momento. Dobbiamo esserne consapevoli, perché da queste vicende la faccia del sistema delle garanzie e della stessa legalità in Italia può uscirne cambiata.

A questo proposito, cosa ne pensa della legge sul testamento biologico proposta dalla maggioranza in commissione Sanità del Senato?
Sono molto preoccupato. Si dice che è necessaria perché c’è un vuoto normativo. Non è vero, se ci fosse un vuoto normativo nessun giudice avrebbe potuto dare attuazione alla volontà di Eluana Englaro. Il vuoto normativo non c’è: la Cassazione con la sentenza del 2007 ha ricostruito – in base ai principi costituzionali (gli articoli 2, 13 e 32) e a norme specifiche (sul servizio sanitario nazionale, sul diritto del paziente al consenso informato) – un diritto che esiste: quello di rifiutare le cure. Con la proposta di legge della maggioranza rischiamo invece di vedere questo diritto cancellato.

Sarebbe utile se servisse a formalizzare la volontà dei paziente, o no?
Mi sembra piuttosto che si voglia burocratizzare un diritto con un atto notarile. Faccio però una domanda: se una persona, poco prima di un incidente che la rende incosciente, scrive a un amico di voler rinnegare il testamento biologico che ha depositato dal notaio, noi saremmo così stupidi o formalisti da ritenere che questa seconda dichiarazione non debba valere? Quindi andiamoci piano col formalismo. Inoltre la dichiarazione anticipata di trattamento dovrebbe essere sottoscritta da un medico, quindi il corpo delle persone rientrerebbe di nuovo sotto il potere del terapeuta. In più, il testamento biologico non avrebbe valore vincolante e non sarebbe applicabile all’alimentazione e all’idratazione forzata: una vera restaurazione. Peggio: è la cancellazione di un diritto che già oggi le persone hanno e che dovrebbe essere solo disciplinato meglio nella sua procedura ma rispettato nella sostanza. E invece lo si cancella con un’operazione proibizionista che ricorda molto la legge sulla procreazione assistita. Anche in quel caso si partì dicendo che si voleva mettere fine alla giungla procreativa e si è finiti con una legge che viola gravemente i diritti delle donne.

Seguito

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