Eluana, il Tar dà ragione al padre sì al ricorso contro la Regione Lombardia

Da La Repubblica:

MILANO – “Non posso che essere soddisfatto”, dice papà Beppino Englaro, dalla sua casa di Lecco. Oggi il Tar ha depositato la sentenza 214 e ha accolto il ricorso del professor Vittorio Angiolini e dell’avvocato Franca Alessio contro la Regione Lombardia.

Prima di tutto, il Tar dice quello che decine di giuristi, tranne una minoranza fortemente orientata non solo dal codice, ma anche dalla religione, affermava: e cioè che la decisione della corte d’appello di Milano rappresenta un accertamento definitivo e non più impugnabile.

Ma non solo. Un padre, che in assenza di leggi, ha colmato i vuoti, passaggio legale dopo passaggio legale, dai primi passi mossi insieme all’avvocato Maria Cristina Morelli a questi ultimi che l’hanno portato a vincere anche in cassazione, ha quindi il “diritto-potere” di esercitare come di rifiutare le cure in nome e per conto di sua figlia. ….

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Non si può dunque, come sarebbe potuto accadere in base ad alcune prese di posizione politiche, “essere curati a oltranza”. Alimentazione e nutrizione costituiscono terapie e sospenderle non equivale a eutanasia omissiva”.

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C’è un passaggio ancora più profondo, che va in contrasto con alcune richieste della curia torinese: l’obiezione di coscienza, dice il Tar, in questo caso non c’è. “Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s’impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l’ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata”.

Se questo è il quadro, la Regione Lombardia non può negare di sospendere le cure e deve anche indicare la struttura adeguata. “L’accettazione presso la struttura sanitaria pubblica non può essere condizionata alla rinuncia del malato ad esercitare un suo diritto fondamentale. Né il rifiuto opposto dall’amministrazione alla richiesta del signor Englaro può giustificarsi in base a ragioni attinenti l’obiezione di coscienza”. Perciò, “conformandosi alla presente sentenza, l’amministrazione sanitaria in ossequio ai principi di legalità, buon andamento, imparzialità e correttezza, dovrà indicare la struttura sanitaria dotata di requisiti” idonei a rispettare la volontà di Eluana.

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