Testamento biologico: una battaglia di civiltà che va combattuta

Da Secondo Protocollo:

Non è mai facile parlare delle proprie malattie, il rischio di scivolare nella autocommiserazione è sempre dietro l’angolo. Tuttavia ne voglio parlare non certo per autocommiserarmi quanto piuttosto per lanciare una riflessione che, da quando mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla (o sclerosi a placche), mi tormenta e mi fa pensare a cosa posso fare io, nel mio piccolo, per cercare di risolvere un problema che ultimamente con la vicenda di Eluana Englaro è tornato prepotentemente alla ribalta, quello del testamento biologico.

Premetto che la sclerosi multipla non riduce nelle stesse condizioni di Eluana Englaro o, per tornare un attimo indietro nel tempo, come Piergiorgio Welbi, non è una malattia invalidante fino a quel punto almeno non nella forma che mi affligge, tuttavia per un lungo momento quando il primario di neurologia mi ha annunciato che avevo questa malattia, da perfetto ignorante quale sono, mi sono visto in una sedia a rotelle o, peggio ancora, immobile in un letto. Le successive rassicurazioni del primario e ulteriori ricerche mi hanno tranquillizzato, ma quel pensiero non mi ha più lasciato e mi ha fatto riflettere molto su quello che io vorrei se mi dovessi trovare immobile e paralizzato in un letto in attesa che la morte mi porti via. Mi ha fatto pensare a Piergiorgio e ad Eluana e alla battaglia dei loro cari per vedersi riconosciuto un sacrosanto Diritto che lo Stato gli nega, quello che ognuno ha di decidere della propria vita in piena libertà.

Io non vorrei mai dipendere da tubi, da alimentazioni indotte, non vorrei mai pesare sugli altri, ma soprattutto non vorrei mai soffrire anni e anni, costretto in un letto senza più nessuna dignità umana. Preferirei mille volte morire. Certo, non è il mio caso, ma la riflessione resta e mi affligge ormai da mesi. Non capisco per esempio come possa essere la Chiesa a usare tutto il suo peso sul Governo italiano per negare un Diritto, quello di morire in pace e dignitosamente, che proprio il suo credo porta avanti come vessillo quando sostiene che il volere di Dio è superiore al volere degli uomini. Cos’è l’accanimento terapeutico, il voler mantenere a tutti i costi in vita un essere umano usando macchine e tecnologie moderne, se non la negazione ad oltranza del volere di Dio?

Io credo che ognuno debba essere libero di scegliere se accettare o meno di essere mantenuto in vita forzatamente da una macchina oppure morire naturalmente. Penso che in un Paese laico sia un dovere del Governo garantire questo tipo di scelta ai suoi cittadini. Certo, si dirà che nessuno può dire se Eluana Englaro la pensasse così prima di subire l’incidente che l’ha resa quello che è, ma proprio per questo diventa indispensabile il testamento biologico, quello che ognuno redige nel pieno delle sue facoltà mentali per lasciare detto quello che vorrà nel caso in cui un incidente improvviso o una malattia lo riducano nelle condizioni di vegetale.

Paradossalmente, sempre la Chiesa, nega a chi è in queste condizioni non solo il Diritto di scegliere ma anche quello di sperare nel momento in cui accetta l’accanimento terapeutico ma nega, o quantomeno condiziona, la ricerca fatta con le cellule staminali, una ricerca che potrebbe portare a scoprire cure definitive per moltissime malattie altamente invalidanti. Non sono quindi d’accordo con il Cardinale Javier Lozano Barragan quando sostiene che “non c’è contraddizione tra scienza e fede”, la contraddizione c’è eccome solo che viene annullata quando, come nel caso dell’accanimento terapeutico, fa comodo alla Chiesa per sostenere le sue posizioni.

Alessandro Panigada, promotore del gruppo su Facebook “testamento biologico: si grazie” scrive nella presentazione del gruppo: “la scelta è un fondamentale principio democratico. L’idea che il cittadino sia libero nelle sue opinioni e nel suo voto presuppone che egli sia anche sovrano su una sfera privata, dove i suoi valori di coscienza sono insindacabili. Sì al testamento biologico”. Negare questa scelta è negare un Diritto garantito dalla Costituzione (art. 32) e negare un sacrosanto Diritto Umano, quello appunto della libera scelta.

Segue

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