La rivincita di Oliver Twist

“I miei amici erano deboli e loro, indegni di quelle vesti religiose, li violentavano… Carogne! Ma con me no, non ci sono mai riusciti. Mi hanno picchiato, bastonato, ma non c’è stato verso”. Sbotta a piangere mentre richiama alla memoria i ricordi più rudi, quelli della sua infanzia.

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L’INFANZIA E GLI ABUSI – Nato a Massawa, un grande porto sul Mar Rosso, nel 1950, Alfredo è figlio di un’avventura tra una ragazza del posto ed un signorotto italiano. Lo stato dell’Eritrea allora non esisteva ancora. Quella terra, che un tempo era stata una colonia italiana, in quegli anni era sotto protettorato britannico. Si preparava, per quel posto, come per il protagonista di questa storia, un destino singolare, tumultuoso a tratti. A 4 anni Alfredo venne portato in un orfanotrofio gestito da frati francescani italiani, in un paesino di campagna vicino ad Asmara, dove nel frattempo si era trasferito con la madre. I soldi non bastavano. Il padre li aveva abbandonati. Non c’era altra scelta.  Da quel momento impara a cavarsela da solo, a resistere alla violenza, a combattere, ad ingegnarsi per sopravvivere. Era un inferno lì dentro. Pochi i religiosi degni della veste che indossavano – venivano da Bergamo e da Brescia – ricorda. Salvo qualcuna, nemmeno le suore si comportavano meglio. Suor Prassede, eritrea, era una carogna. Come gli altri. “Maiali! Hanno abusato dei più fragili”, riesce a dire. “Io no, io ero duro, resistevo. Mi sono fatto percuotere a sangue piuttosto…

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