La messa in Regione Campania, cosa ci avvicina all’Islam

Da Tra Scienza e Umanesimo:

Al Consiglio Regionale della Campania oggi è stata celebrata messa dal Cardinal Sepe.

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Una funzione religiosa all’interno dei locali di un’importantissima istituzione dello Stato come un Consiglio Regionale, sancisce la confusione fra Stato e religione, ribalta il principio costituzionale della separazione fra Stato e Chiesa.

La sede di un organo dello Stato Italiano diviene un luogo di culto, un posto dove non solo si fanno le leggi, ma si trattano cose e questioni che con lo stato (che peraltro dovrebbe essere laico per antonomasia) non hanno nulla a che vedere.

Si consuma un’operazione non solo più di tipo simbolico, come ad esempio il crocifisso nelle aule di tribunale, ma sostanziale, perché si produce una perfetta sovrapposizione-interposizione fra l’elemento di governo del bonum publicum e il culto fideistico. Esattamente il contrario del dettato costituzionale.

La religione entra pesantemente e in maniera del tutto disinvolta e ufficiale nello Stato, scardinandone l’elemento posto a base della propria funzione e del proprio essere: la laicità. Mortificandone tratti ed essenza come prima non mai e smentendo in maniera netta chi ancora pensa, e cerca di convincere gli altri, che il disegno non sia quello di operare una conversione dell’elemento laico-statuale in elemento religioso-statuale.

Il parallelo con la religione islamica, dove non vi è differenza fra Stato e religione, fra legge ed etica musulmana, è immediato e patente. E il problema non è quello di cercare di differenziare comunque l’etica dell’Islam(che noi occidentali non condividiamo) dall’etica cattolica, che molti invece in occidente condividono. Il problema è quello di permettere o meno che la fede sia tutt’uno con le funzioni dello Stato. Cosa che, per l’appunto, sta avvenendo.

Il Cardinal Sepe, che con la croce ed il codazzo entra dentro la sede dello Stato, impianta l’altare e ci parla di dio, lancia un messaggio chiarissimo all’istituzione pubblica: “questa è cosa nostra”. Il Cardinal Sepe che per parlare di dio, ha a disposizione migliaia di chiese e luoghi di culto, sfodera tutta l’arroganza che questa nuova gestione vaticana intende mettere in campo: “e’ cosa nostra“, per l’appunto.

Orrore e sdegno, vi sarebbe se si tenesse un comizio od un’assise di un organo dello Stato dentro una Chiesa, se si imponesse il rito della politica a chi, ufficialmente, politica non ne fa; ma se si impone il rito della Chiesa nella sede dello Stato, non solo non c’è orrore e sdegno, ma si certifica la non differenziazione. In tale contesto la parola laicità, stiracchiata e dilatata a dismisura fino a farla diventare un termine pressoché privo di senso (e anche questo, ovviamente fa parte di una precisa strategia), nella sostanza non produce più alcun effetto. Stiamo assistendo alla sua necrosi.

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L’atteggiamento, in questo senso, dei consiglieri regionali e funzionari che hanno permesso e assistito alla funzione, è altamente censurabile, diremmo irresponsabile. Perché il compito primario di ogni amministratore è quello non solo di far rispettare, ma di rispettare egli stesso i principi fondamentali della Costituzione. E la Carta fondamentale

dello Stato è risultata derisa dal loro comportamento. E il loro ruolo e la loro responsabilità diviene ancora maggiore se credono di potersi rifugiare nel bassissimo profilo del “mal comune mezzo gaudio”. Se questo è stato il loro ragionamento, la deplorevolezza del loro comportamento è pari solo alla basilare ignoranza di cosa veramente vuol dire essere costituzionalmente laici.

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Una Risposta

  1. Purtroppo la triste verità. Condivido praticamente tutto.

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