Amministratore contro le cure non desiderate

solEtica e diritto. Decisione a Modena.

Roma – Per questi motivi, si può morire con dignità. Con un innovativo decreto, un giudice tutelare modenese ha di fatto ratificato il testamento biologico di un uomo terrorizzato all’idea di non poter esercitare il suo diritto di non Curarsi. L’operazione, dal punto di vista tecnico giuridico, è indubbiamente creativa perché implica un’estensione dell’amministrazione di sostegno finora inedita. Nel provvedimento 5 novembre 2008 (disponibile su http://www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com), infatti, il dottor Guido Stanzani – niente affatto nuovo alle innovazioni interpretative – ha delegato la moglie di un signore del tutto sano e lucido a sostituirsi a lui nelle scelte mediche il giorno in cui. l’uomo non dovesse più essere in grado di esprimere un rifiuto alle terapie. E se, per caso, la donna si trovasse nell’impossibilità di eseguire le volontà del marito, allora toccherebbe alla loro figlia subentrare in questo ruolo di esecutore tutelare. Il tutto in applicazione della legge 6/2004, che prevede la possibilità per la persona incapace di provvedere ai propri interessi di essere «assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare».
Sebbene l’istituto, certamente rivoluzionario rispetto alle altre alternative giuridiche esistenti (interdizione e inabilitazione), sembri mirato a supportare i soli soggetti in difficoltà, ad avviso del giudice Stanzani «l’attualità dello stato di incapacità del beneficiario» non è un requisito per l’istituzione della misura di sostegno. Anzi, solo un simile gioco d’anticipo potrebbe effettivamente tutelare il futuro malato dalle cure non volute, rispetto alla tempistica ordinaria dell’articolo 408 del Codice civile. La decisione modenese non ritiene necessario alcun intervento del legislatore in tema di libertà di cura e diritto di morte; bastando una «corretta lettura» del dettato costituzionale. Nel tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo, infatti, la Costituzione salvaguarderebbe anche «rifiuto e volontà interruttiva di ipotetiche terapie salvifiche». Tanto più che la «non interferenza» con il normale corso biologico nulla ha a che vedere con l’eutanasia, che è invece un’indotta accelerazione dei processo di morte.

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