Denuncia del Vaticano: “Troppi prematuri lasciati morire per colpa dei medici”

Città del Vaticano – L’Osservatore Romano denuncia con indignazione il «fenomeno allarmante» di una tendenza sempre più diffusa a non rianimare i bambini prematuri «nonostante abbiano delle possibilità di sopravvivere». E accusa molti medici specialisti di considerare spesso un «accanimento terapeutico» rianimare bambini che hanno il 10% di possibilità di sopravvivere. «Per fortuna commenta – che nessuno la pensava così negli anni Sessanta quando se un bambino pesava meno di un chilo aveva appunto il 10% di possibilità di farcela, mentre oggi – non avendo smesso di curare i piccoli sotto il chilo – le possibilità sono del 90%». Per l’Osservatore Romano anche in questo caso il diritto alla vita cede il passo alla sua «qualità»: «In molti paesi occidentali la nascita sotto le 25 settimane di gestazione è considerata una “zona grigia” in cui le cure dovrebbero avvenire eccezionalmente, secondo alcuni solo con l’accordo dei genitori, nonostante che sin dalla ventiduesima settimana sia possibile in misura sempre maggiore la sopravvivenza».

Il giornale riconosce che in molti casi si registrano dei gravi handicap come conseguenza della nascita prematura, ma fa presente che, secondo studi attendibili, «il 22% dei sopravvissuti sotto le 25 settimane avrà una disabilità grave, il 24% una disabilità media ed il 34% lieve» e che «il 57% dei sopravvissuti tra i nati a 23-25 settimane va a scuola regolarmente».

Quanto alla partecipazione dei genitori nelle decisioni, l’Osservatore Romano è categorico: «La donna è in preda alle doglie ed il padre è ovviamente sconvolto, tanto da non lasciare a nessuno dei due la serenità per pensare». Il giornale si chiede «perché il modo di trattare i neonati sia diverso da quello degli altri pazienti». «Nessun adulto si vedrebbe sospendere le cure se la prognosi non fosse certa, e nessuno penserebbe di non provare ad assisterlo se le possibilità di successo fossero le stesse dei bambini prematuri». E accusa i medici: dietro la sospensione delle cure ci sarebbero spesso «le paure e le ansie del medico stesso». insomma «si tratta di scegliere se trattare i neonati come cittadini o subordinare il loro trattamento alle nostre ansie o al mito della qualità della vita».

L’articolo è firmato da Carlo Bellieni, dirigente del Dipartimento neonatale del Policlinico Le Scotte di Siena.

Il Corriere della Sera
di Bruno Bartoloni
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