L’attacco alla 194 è un attacco allo Stato. Appello al Presidente della Repubblica

Da Kataweb:

194g.jpgSignor Presidente,

la mia stima per Sua persona è grande, il mio rispetto per l’incarico che Ella ricopre è anche superiore. La delicatezza della Sua funzione impone un equilibrio fuori dal comune, e al contempo un rigore assoluto nella difesa dei principi costituzionali, che, tra l’altro, hanno consentito la Sua ascesa al colle più alto.

Ella sa bene che il Suo ruolo, a volte, consiglia addirittura l’esercizio di un principio, quello del silenzio, non sancito da nessuna carta costituzionale, ma contemplato, nei fatti, da un altro obbligo morale, quello del buon senso. Principio anch’esso importante, perché legato a fatti e contingenze che, per il raggiungimento dell’obiettivo del bene pubblico (e solo per questo) a volte deve essere esercitato.

Eppure, Signor Presidente, a volte questo principio del silenzio si spinge ad essere esercitato fin nei pressi di quella zona di confine oltre la quale l’interesse superiore della Repubblica richiede la sanzione del verbo esplicitato; ebbene, oltre quella linea, laddove altri organi dello Stato costituzionalmente preposti e competenti non intervengano a tutela dell’integrità, della salvaguardia e della dignità dello Stato repubblicano, noi pensiamo che il Presidente della Repubblica abbia il diritto-dovere di intervenire.

Signor Presidente, il principio di sovranità di uno Stato, riconosciuto dal diritto internazionale nonché, come Ella ben sa, sancito anche dall’art. 6 della Costituzione, trova solo in tempi recenti un unico motivo di affievolimento: nel caso di urgenza, gravità e imprescindibilità dei cosiddetti interventi umanitari. Per il resto esso rimane cardine assoluto di ogni società democratica che sia realmente tale.

napolitano.jpgPur se imperfetta, la nostra democrazia, e con essa il nostro Stato democratico, non può e non deve ammettere interventi di altri Stati che, in prese di posizioni ufficiali o comunque pubbliche, critichino il portato del processo formativo delle decisioni dello Stato medesimo, da qualunque Stato queste critiche provengano e a qualsiasi titolo.

Signor Presidente, il Capo dello Stato del Vaticano, è pubblicamente ed ufficialmente intervenuto criticando una legge dello Stato Italiano, auspicandone il cambiamento. Ciò non è ammissibile, e questi comportamenti abbisognano di una protezione costituzionale che Ella, nell’esercizio delle sue prerogative, può accordare.

Nessuno Stato estero può permettersi di intromettersi in questioni che, di diritto, non gli appartengono. Recentemente il Ministro D’Alema, esercitando una funzione istituzionale e non politica, ha dichiarato essere inammissibili le critiche della Libia sulla scelta di un Ministro della Repubblica Italiana.

Parimenti, a nessun Capo dello Stato Italiano o altro organo rappresentativo della nostra Repubblica, è dato di intervenire ufficialmente sulle norme di un altro Stato. E’ un principio di legalità, è un principio di civiltà giuridica.

“L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze”.

Quanto sopra, dichiarato pubblicamente da Papa Benedetto XVI , Capo dello Stato del Vaticano, è un inequivocabile ed inammissibile attacco ad una legge dello Stato italiano, la cosiddetta legge 194 sull’aborto.

Signor Presidente, non si tratta di operare valutazioni di tipo politico, si tratta di operare una doverosa difesa istituzionale dello Stato ai massimi livelli, così come ai massimi livelli ci si è espressi per tentare di cambiare una legge che, buona o cattiva che sia, è comunque legge di un altro Stato.

costituzione.jpgCome vede, non ci siamo neppure permessi di dare una valutazione di merito su questa legge.

Vari sono i soggetti che devono esprimersi su questo ed altre sono le sedi.

Esiste un Parlamento, esiste un corpo elettivo, esiste un governo, esiste una pubblica discussione.

Ma sulla difesa delle prerogative statuali no, signor Presidente: su questo non è possibile transigere.

Ed ogni attacco alle insostituibili prerogative statuali deve essere considerato inammissibile e come tale censurabile.

Signor Presidente, la mia stima per la sua persona è grande, e deve rimanere tale; il mio rispetto per il suo incarico è ancora più grande, e sono certo che rimarrà tale.

Distintamente La saluto.

Stefano Faraoni

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