La legge 40 e una bimba che non doveva essere nata

Marco Bazzichi – resistenzalaica@gmail.com
 
Nell’arte antica, introduceva il solitario viandante in un mondo di purezza e innocenza. Ai giorni nostri può capitare che una bimba radiosa, sorridente e serena introduca nell’odissea delle tantissime coppie che la legge italiana costringe a volare all’estero.
Quando Micole, con un inchino reverenziale – atto, a dire il vero, a mostrarci l’eleganza della sua ampia gonna – ci lascia entrare nella sala stracolma di persone, quasi tutte donne, venute a sentire la storia di Ilaria Barontini, non sappiamo ancora che sta per andare in scena la storia proprio di Micole. È soltanto a metà del racconto che capiamo che se Ilaria, col sostegno del compagno, non avesse avuto la forza, il coraggio e l’amore necessari a superare, nell’ordine, la sconfitta referendaria del 2005 (“uno dei giorni più brutti della mia vita“), due cicli di fecondazione assistita senza esito e i tentativi all’estero, rivelatisi inizialmente inutili anch’essi, quella bambina oggi non esisterebbe. Lo spazio e il tempo occupati da Micole, sarebbero vuoti.Una legge che vieta, o perlomeno rende particolarmente ardua la via della fecondazione assistita, obbliga ad andare all’estero le coppie che possono permetterselo, e, alla maggior parte di esse, a rinunciare a diventare padre e madre. Niente Micole, insomma.
In sala, attorno al microfono vediamo ed ascoltiamo le varie componenti, senza le quali, Micole non esisterebbe: la ginecologia, la legge, la scienza e una donna fuori-legge (quaranta), riunite da Cristiana Bianucci dell’Associazione Luca Coscioni nel dibattito bello e completo (La salute della donna tra legge e scienza) svolto a Pistoia durante la festa della donna e che dà continuità al coordinamento laico pistoiese, nato mesi addietro in occasione del passaggio di Monsignor Bagnasco. Del coordinamento fanno parte, tra gli altri, Arci, Arcigay, Giovani Comunisti e Radicali pistoiesi.La ginecologia, dunque: Riccardia Triolo ci spiega la prima delle follie italiane: “la contraccezione d’emergenza“, vedi pillola del giorno dopo, “passa per un abortivo“. E non è vero. “Molte volte genera delle obiezioni di coscienza“, inutili e pretestuose perché la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva, ma di “contraccezione di emergenza“. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espressamente dichiarato che “la contraccezione d’emergenza è una pillola che intercetta la fecondazione“.
La scienza, dunque: Carlo Flamini, portabandiera della laicità nel comitato nazionale di bioetica.
La legge, dunque: Lidia Martini, che ci spiega perché sia “così difficile procreare con l’aiuto di medici che intervengano laddove ci siano problemi di sterilità o di infertilità“. Tecnicamente malscritto, “perché unisce vizi di tecnica normativa ad enunciati di natura ideologica“, l’articolo 1 della legge 40 contraddice il codice civile, per il quale la capacità giuridica si acquista con la nascita. Secondo l’articolo 1 invece al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Per tanto, sentenzia Lidia, questo “riferimento alla soggettività” non ha altro che “valore enfatico“.

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