Obiezione anche per i farmacisti: non fede ma intimidazione

Eleonora Gitto – resistenzalaica@gmail.com

 
La Fofi, Federazione Ordine Farmacisti Italiani, esprime solidarietà a Vittorio Baldini, titolare della farmacia S. Antonio di Bologna, pesantemente contestato l’8 marzo scorso per aver esercitato obiezione di coscienza non dispensando la “pillola del giorno dopo“.
Al momento – dicono i farmacisti – esiste un autentico vuoto legislativo in tema di obiezione di coscienza per il farmacista, che svolge un servizio pubblico quanto un delicato ruolo di filtro tra cittadino e farmaco.
Anche il Papa, sottolineando il ruolo educativo e le alte implicazioni etiche connesse alla professione dei farmacisti, aveva postulato il diritto all’obiezione di coscienza per la categoria”.Giustamente la Consulta di Bioetica si dice “senza parole” e spiega che “questo atto ufficiale della Federazione mostra come ormai nel nostro paese sono a rischio i normali servizi di utilità pubblica richiesti dalla convivenza in società avanzate”. La Consulta di Bioetica sottolinea, a stretto giro di posta, che “i servizi essenziali riguardanti l’assistenza sanitaria devono essere disponibili a tutti i cittadini, come previsto per altro dalle normative europee, senza ricorrere a pretestuose obiezioni di coscienza che non hanno alcun fondamento razionale e che solo acuiscono le tensioni sociali. Infatti, dopo i farmacisti potrebbero chiedere l’obiezione di coscienza anche i giornalai, i sarti e chiunque altro“, conclude la nota.

Fu proprio Benedetto XVI a lanciare un affondo nel 2005, dopo quello reiterato contro l’aborto.

Secondo il Papa i farmacisti, infatti, hanno il “diritto riconosciuto” all’obiezione di coscienza se devono fornire medicine “che abbiano scopi immorali, come “aborto e l’eutanasia“.

Ma in Italia non esistono farmaci per l’eutanasia. Né in farmacia si trovano medicinali per l’aborto. Solo una pillola anticoncezionale che, su prescrizione del medico, può essere usata come pillola del giorno dopo.

Dopo i ginecologi, reclamano l’obiezione infermieri e farmacisti.
Certo che sei farmacisti la dovessero ottenere diventerebbero vane tutte le battaglie anche quelle a sostegno e difesa della 194.
Ratzinger vorrebbe che un farmacista, violando la legge Italiana, possa rifiutare di vendere medicine richieste da un dottore.
Ma per introdurre l’obiezione anche nelle farmacie si dovrebbe modificare l’articolo 38 del regolamento sanitario che recita “…i farmacisti dinanzi a una prescrizione medica, devono consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile”.

Si sta continuando a perpetrare un certosino boicottaggio contro la Repubblica e le sue leggi.

In questa Italia che si riscopre “cattolica” che non sembra essere più “fondata sul lavoro”, ma sulla “possibilità” di fare carriera ci viene il dubbio che l’agognata “obiezione” non sia perseguita per “provata fede cattolica”, ma solo per intimidazione del clero del quale si deve tener conto se vuoi vantaggi lavorativi e, soprattutto, se vuoi diventare primario.

In ogni caso, illegale o meno, il fenomeno dell’obiezione dilaga sempre di più.
Non assistiamo più a casi isolati.
La mancata assistenza ginecologica al pronto soccorso di grandi ospedali, il rifiuto a fornire la pillola del giorno dopo nelle farmacie, le accuse di aborti illegali con conseguenti blitz in ospedale, come è avvenuto a Napoli recentemente, ci riportano in pieno “oscurantismo” medievale e ogni giorno gli interventi del Papa e dei suoi accoliti restringono sempre di più l’area dei comportamenti “consentiti”.

Si sta mettendo in atto una sorte di “dolce” terrorismo psicologico.
Si criminalizzano leggi come la 194, per esempio, ma non in modo diretto. Si propone una “moratoria sull’aborto”. Va da se che criminalizzando la legge, si condannano sia i legislatori, che si guarderanno bene in futuro di legiferare non in sintonia con la “morale” cattolica, che coloro che la legge l’osservano.
E chi può essere più spaventato dalle accuse di “omicidio” se non gli operatori della sanità?
Sono loro che non osserveranno più le leggi a discapito dei pazienti stessi.
Se a questo si aggiunge che la politica è gestita dalla chiesa e che in sanità si fa, troppo spesso, carriera per chiamata politica, i giochi sono fatti.
Una velata minaccia, un’intimidazione che non ha bisogno di parole.
Con buona pace delle leggi, delle regole, della sovranità dello Stato.

Intanto, però, l’obiezione di coscienza è illegale.
A Bologna il 7 marzo una cinquantina di donne hanno organizzato una protesta contro una farmacia che si rifiutava di vendere la pillola del giorno dopo.
Risultato della protesta: le ragazze sono state denunciate e scomunicate dal quotidiano cattolico locale ma in teoria anche il farmacista rischia una multa.

Il presidente dei farmacisti bolognesi, Franco Cantagalli, era stato chiaro in una circolare del 17 novembre, aveva avvertito i suoi associati che chi non rispettava la legge era punibile con una multa, dai 3000 ai 18.000 euro, e poteva essere incriminato per: “Omissione o rifiuto di atti d’ufficio e interruzione di servizio pubblico”.
E questo sì che è un reato penale.
Di eventuali variazioni delle norme per favorire il riconoscimento all’obiezione di coscienza anche ai farmacisti, dell’opportunità o meno di operare modifiche legislative atte a rendere “leciti” azioni e comportamenti illegali e poco etici, se ne occuperà il prossimo Governo e, per molti elettori, la valutazione dei programmi in merito anche a queste vicende, sarà motivo di scelta di voto.

Pensare Sognare Comunicare

Tratto da Resistenza Laica

Vedere anche Obiezione di Coscienza

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