La Chiesa dell’amore

Dal Corriere della Sera:

Athanase Seromba, un prete cattolico ruandese, è stato condannato all’ergastolo per aver commesso atti di genocidio e sterminio durante la mattanza che sconvolse il piccolo Paese africano nel 1994.

(…)
«Seromba – ha spiegato Silvana Arbia, l’italiana capo dei procuratori della corte, voluta dall’Onu all’indomani del genocidio durante il quale furono trucidati in cento giorni un milioni di tutsi e hutu moderati – non ha mostrato alcun segno di pentimento e non ha riconosciuto le sue responsabilità, evidenziate, invece, dai testimoni che hanno partecipato al processo».
(…)
Durante la caccia all’uomo del 1994, Padre Seromba aveva attirato all’interno della sua parrochia a Nyange, nella prefettura di Kibuye, almeno 1500 tutsi. Aveva assicurato a tutti che lì, al cospetto di Gesù e della Madonna, protettrice del Ruanda, sarebbero stati in salvo. Le bande armate hutu non avrebbero osato entrare nella cattedrale. Invece mentre i rifugiati pregavano, ha chiuso a chiave le porte della chiesa, e ha ordinato all’autista di un bulldozer di abbattere l’edificio mentre gli assassini sparavano e lanciavano granate dalle finestre. Fu un massacro soprattutto di donne, vecchi e bambini.

Dalla Lettera Enciclica “Deus Caritas Est” del Sommo Pontefice Benedetto XVI ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano:

Tutta l’attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell’uomo.

Amen.

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Una Risposta

  1. Nel 1994,in Ruanda,tra aprile e giugno,il genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu(un milione di morti in tre mesi),fu supportato dalla chiesa cattolica tramite discorsi razziali,acquisto e distribuzione di machete,sottrazione alla giustizia dei cristiani colpevoli attraverso le sue reti;Woytila,rimasto in silenzio sui preparativi,sul massacro,e dopo la scoperta della catastrofe,nel 1998 scrive una lettera al presidente della Repubblica del Ruanda,nella quale chiede la sospensione della pena di morte per i responsabili del genocidio,mentre per le vittime non avrà mai una parola.

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